Massaggio profondo

Massaggio profondo

Senza ombra di dubbio posso dire, dopo molti anni di professione, che il massaggio profondo è la tecnica di terapia manuale che ancora oggi è insostituibile anche se da sola spesso non è sufficiente a risolvere tutti i problemi.

I motivi che la rendono così importante sono diversi e sicuramente il più significativo è che abbiamo, nella maggior parte dei casi, a che fare con problemi cronici che se non trattati adeguatamente difficilmente possiamo sperare di avere miglioramenti nel medio e anche, nei casi più fortunati, nel lungo periodo.

Non possiamo pensare che da sola sia in grado di modificare problemi che nel migliore dei casi dura da diversi anni ma con l’aiuto di altre tecniche come le mobilizzazioni articolari attive o passive, tecniche osteopatiche e l’esercizio fisico si possono ottenere risultati soddisfacenti per la gestione e il mantenimento del risultati.

Ciò non toglie l’importanza di questa tecnica che permette al fisioterapista di trattare con molta precisione tensioni muscolari, o meglio connettivali, a volte molto dolorose, che altrimenti non sarebbero raggiungibili con altri metodi.

Utilizzata, nella maggior parte dei casi, per dolore e rigidità della schiena ha, inoltre, un’ effetto che si rivela molto utile a pazienti che svolgono attività sportive in quanto il miglioramento ottenuto permette anche di migliorare le proprie performance atletiche dovuto al fatto che liberando le fasce muscolari queste sono in grado di sviluppare al meglio la loro forza.

 

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Distorsione della caviglia

articolazione della caviglia

Trauma molto frequente non solo tra gli sportivi la distorsione della caviglia è uno dei più invalidanti perché obbliga spesso ad un lungo riposo.

La fase acuta è già stata ampiamente descritta da molti medici e colleghi fisioterapisti e a riguardo non c’è molto da aggiungere. Però ci sono delle situazioni che non si risolvono spontaneamente e devono essere prese singolarmente per capire esattamente quali strutture sono state interessate dal trauma.

Oltre al legamento che collega il malleolo esterno all’ astralago e al calcagno, struttura quasi sempre interessata, ci sono altre parti del piede che possono essere all’origine di dolori persistenti.

La prima articolazione ad essere interessata è quella alla base del quinto metatarso con il cuboide che fa da perno al piede nel momento della caduta e molto spesso si può fatturare. Inoltre ci sono altre ossa o meglio articolazioni del medio piede, cioè quella parte del piede che collega la caviglia alle dita del piede, che possono rimanere bloccate dopo il trauma.

Questa spiegazione vuole essere di aiuto per capire perché il dolore può permanere per diverso tempo anche se la caviglia sembra guarita. Praticamente nel momento della caduta queste articolazione possono essere forzate in maniera esagerata fino a generare un vero e proprio trauma articolare che se non risolto non permette la piena guarigione.

La prassi vuole che oltre le valutazioni classiche delle strutture sopraelencate si vadano a vedere una ad una queste articolazioni per individuare quelle maggiormente interessate e, successivamente, tramite tecniche di terapia manuale si cerca di ripristinare il normale movimento tra di esse.

Superfluo ricordare che anche dopo la scomparsa del dolore è sempre necessario fare una breve valutazione della stabilità della caviglia in quanto non sempre viene recuperata spontaneamente. Questo, molto spesso, spiega perché dopo una prima distorsione se ne verificano altre con relativa facilità. Alcuni esercizi di ginnastica propriocettiva che possono essere eseguiti tranquillamente a casa una volta imparati possono evitare le recidive e, ancora peggio, la possibilità che troppi traumi subiti dall’articolazione possano,  nel tempo, evolvere in artrosi e inevitabili dolori cronici.

 

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Differenza tra Dolore e infiammazione

dolore o infiammazione

Una delle definizioni più usate dai pazienti per definire il proprio disagio è “sono infiammato cosa si può fare?”. La domanda per il professionista è chiara ma quello che non è chiaro è il senso della domanda.

Per spiegare in modo semplice la confusione che esiste nell’ uso dei termini e nella conseguente idea che abbiamo del nostro problema credo sia giusto spiegare meglio la differenza tra l’infiammazione e il dolore, per poter poi avere le idee più chiare anche sui metodi di cura.

Per il dizionario online Treccani: infiammazione: processo morboso (detto anche flogosi), consistente in una reazione locale all’azione irritante di stimoli di natura diversa (chimica, fisica, meccanica, e soprattutto batterica); si manifesta con congestione, tumefazione, aumento della temperatura locale, dolore, ed eventualmente menomazione funzionale. Mentre il dolore, sempre secondo il dizionario viene definito: . Qualunque sensazione soggettiva di sofferenza provocata da un male fisico.

Da questo già si può capire che non sono assolutamente la stessa cosa, anche se il dolore può evolvere in infiammazione se non trattato adeguatamente.

È importante capire questo perché anche le terapie e la gestione del problema devono necessariamente essere diversi.

Nel caso di infiammazione il riposo, l’uso di farmaci da banco oppure se necessario, dopo consulto medico, farmaci più mirati, l’ uso del ghiaccio per alleviare il gonfiore e il dolore, ma con l’accortezza di non applicarlo per più di 5/10 Min alla volta, sono le prime regole da applicare. La fisioterapia in questa fase può solo aiutare con terapie fisiche come il laser oppure mantenere la mobilità delle articolazioni vicine per evitare ulteriori complicazioni.

Mentre nelle situazioni di dolore, che si presenta nella stragrande maggioranza dei casi, è quasi sempre indicato mantenersi in movimento, naturalmente senza aggravare i sintomi, il calore è sempre di aiuto e la fisioterapia può sicuramente essere di utile per ripristinare prima possibile la mobilità. Anche in questo caso l’uso di antidolorifici da banco in genere sono più efficaci degli antinfiammatori, ma è sempre consigliabile interpellare il proprio medico per una cura più idonea.

Da queste semplici regole spero di avervi aiutato a fare un po’ di chiarezza così da poter gestire già a casa, prima di un’eventuale valutazione in studio, nel modo più corretto possibile per poter migliorare la condizione fisica in tempi più brevi.

 

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Riabilitazione pre e post-operatoria

Riabilitazione motoria Fisiomed Preganziol

Uno degli aspetti più trascurati è la preparazione del paziente in attesa di operazione di protesi articolare. Ci si dimentica che la persona è reduce da un periodo molto lungo, anche di anni, che molto probabilmente ha compromesso la forza e l’elasticità dei gruppi muscolari legati al movimento dell’articolazione interessata.

Senza trascurare il fatto che tutta la persona  viene in qualche modo interessata a questa perdita di forma fisica.

Prevedere un periodo che varia da uno a tre mesi di attività fisica in palestra,  con una certa frequenza e impegno, possono permettere di arrivare all’operazione in condizioni fisiche migliori con il vantaggio che  il recupero post operatorio verrà facilitato.

Naturalmente condizione fondamentale per ottenere il massimo beneficio è quello di lavorare in assenza o con pochissimo dolore per non irritare o peggio infiammare e quindi vanificare ogni possibile progresso. La letteratura scientifica da tempo studia questo problema e anche se le conclusioni non sono definitive, e a volte contrastanti, il valore dell’intervento, in particolare nei soggetti più anziani o deboli, resta valido.

A parte esercizi che interessano globalmente tutta la persona è necessario , in particolare dopo artroprotesi d’anca,  focalizzare il lavoro a tutti quei gruppi muscolari direttamente interessati alla stabilizzazione dell’articolazione, questo perché spesso non sono muscoli che vengono coinvolti sufficientemente nelle attività fisiche tradizionali.

Quest’aspetto và preso in seria considerazione anche dopo l’operazione  con   una valutazione attenta di tutti i movimenti     per ottenere il massimo recupero funzionale e per avere la massima soddisfazione con un ritorno ad una vita normale nel più breve tempo possibile.

Quindi, anche nella fase di recupero post operatorio, oltre agli esercizi generali dettati dal protocollo ospedaliero andranno  valutati attentamente tutti quei gruppi muscolari che difficilmente recuperano spontaneamente con l’esecuzione di esercizi specifici prima sotto la guida del fisioterapista e poi, una volta capito l’obiettivo da raggiungere, proseguendo a casa.

Da questo la necessità di ragionare in maniera più ampia possibile per capire ed adeguare l’attività fisica alle reali condizioni generali della persona.

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Come si usa il bastone canadese

Bastone canadese

Cercherò in questo breve post di spiegare come si usa il bastone canadese in maniera corretta.  Quasi ogni giorno vediamo pazienti arrivare in studio utilizzando la stampella dal lato sbagliato rendendola di fatto inutile.

Il pensiero comune è che se ho male alla gamba dx devo usare il bastone dallo stesso lato ma così facendo è come se non utilizzassimo nessun sostegno.

L’uso corretto, invece, prevede che il bastone venga tenuto dal lato opposto  per il semplice fatto che nel momento in cui solleviamo l’arto sano il carico viene ripartito in modo equilibrato rendendone così efficace l’utilizzo.

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento consiglio la lettura dell’articolo sul sito www.wikihow.it. 

 

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Come si usa il ghiaccio dopo un trauma

Uso del ghiaccio dopo trauma

Sicuramente a tutti è capitato di usare il ghiaccio dopo un trauma o durante l’infiammazione di una articolazione

Spesso però lo usiamo in maniera completamente errata perché si crede, erroneamente, che più a lungo viene tenuto nella parte interessata e meglio è.

Purtroppo così facendo rischiamo di aumentare ancora di più l’infiammazione già presente a causa della reazione dovuta al congelamento della parte stessa.

Buona cosa quindi è utilizzarlo per pochi minuti sempre avvolto da un panno leggero e quindi successivamente toglierlo per 5-10 minuti per poi riapplicarlo è così in maniera alternata per circa un’ora.

Altrettanto utile è non insistere con le applicazioni se il dolore aumenta.

In questo modo si riescono ad ottenere i migliori effetti per il dolore il gonfiore ed eventualmente l’ematoma senza rischiare di scatenarne gli effetti collaterali.

 

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Possibili cause di “dolore cervicale”

Dolore cervicale

 Mai come in questi anni abbiamo avuto tante richieste per problemi di dolore cervicale, dorsale  o cervicobrachialgia.

Sono sicuramente dovuti al nostro stile di vita eccessivamente sedentaria, a poca attività fisica, oppure, all’opposto, a carichi in palestra eccessivi senza dedicare il dovuto tempo a mantenere elastici i muscoli. Purtroppo bisogna anche dire che le attività fisiche focalizzate su questa parte del corpo, per aiutare a risolvere il problema,  sono poche.

Praticamente tutto quello che facciamo coinvolge quest’area, in particolare nella zona dorsale, tra le scapole, che è anche quella maggiormente interessata. Sia il mantenimento della stazione eretta o peggio i pesi che prendiamo con le braccia tutto si scarica inevitabilmente in quest’area.

Per capire il motivo di tutto questo bisogna immaginare il corpo umano come una gru dove la colonna vertebrale è l’asse portante mentre le braccia sono il braccio lungo e tutta la struttura posteriore, quindi i nostri muscoli cervicali e dorsali, diventano inevitabilmente il contrappeso che permette alla gru di sorreggere i carichi.

Se poi aggiungiamo il fattore tempo, cioè tutto il tempo che dedichiamo alla nostra attività lavorativa o  di svago, possiamo capire perché quest’area è interessata a questi problemi.

In realtà tutto questo nasce come meccanismo di difesa e per mesi o anni il tessuto connettivo e muscolare riescono a sopportare quello che noi gli chiediamo cercando di adattarsi. Purtroppo però questo  implica inevitabilmente un loro irrigidimento che diventa nel tempo poi dolore.

Con un quadro del genere si fa presto a capire che quando le persone vengono a chiederci aiuto per dolore cervicale  la situazione ormai è cronica e non sempre facile da risolvere.

Come nostra abitudine prima di fare le classiche indagine posturali e test locali indaghiamo molto sulle abitudini della persona per cercare di cogliere quelli che sono i classici errori che facciamo abitualmente.

Per fare un esempio il semplice dormire proni, cioè a pancia in giù, può essere fonte di problemi cervicali specie la mattina dovuto al fatto che la rotazione della testa per tutta la notte, o per buona parte di essa, obbliga le strutture della stessa ad essere sollecitate in continuazione e quindi la mattina dopo ci si ritrova più stanchi e doloranti della sera prima.

Ulteriore attenzione, per possibile causa indiretta  di dolore, è nel controllo della posizione e del movimento dell’articolazione temporomandibolare (ATM) e, chiedere al paziente, se il problema si presenta dopo affaticamento visivo, come ad esempio nell’uso prolungato del computer.

Nel caso di positività di uno di questi due fattori in genere valutiamo anche la possibilità di effettuare una visita di controllo da uno specialista in Gnatologia oppure dall’Oculista per correggere eventuali difetti.

Và sottolineato il fatto che queste due possibili cause hanno un’importanza notevole, anche se non direttamete responsabili,    ma come aggravante di una situazione già sottoposta a carico eccessivo per altri motivi.

Nella valutazione fisioterapica andremo innanzitutto a vedere quali sono i vizi posturali che sovraccaricano quest’area.

In particolare troviamo nella cifosi dorsale con conseguente iperlordosi cervicale  oppure, forse ancora più frequentemente,  nella riduzione della lordosi cervicale  le cause scatenanti.  Postumi di traumi, come il colpo di frusta o qualsiasi trauma alla testa, subiti anche anni prima, possono essere la causa del dolore.  Spesso portano a sviluppare  vertigini.  In ogni caso sono alterazioni posturali che possono portare a sviluppare degenerazione discale  fino a vere e proprie ernie discali con relative nevralgie alla spalla e al braccio.

Infine test locali manuali di provocazione o attenuazione , che cercando di riprodurre o attenuare i sintomi del paziente aiutano a stabilire quali movimenti o posizioni e in ultima analisi quali tessuti sono più interessati.

Da questo poi la scelta della terapia manuale e/o strumentale più adeguata. In particolare poi si cerca di insegnare alcuni movimenti o semplici esercizi di uso quotidiano per cercare di gestire la problematica e per ridurre possibilmente le ricadute.

Come detto all’inizio non si trascura nemmeno la possibilità di effettuare attività fisica posturale generale sempre in modalità aerobica proprio per permettere a questi tessuti di recuperare elasticità.

 

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