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Perché il dolore non è sempre un nemico in fisioterapia

L’esperienza clinica e molti studi scientifici hanno dimostrato che l’applicazione di tecniche o esercizi di fisioterapia non deve sempre necessariamente evitare il dolore. Questo può essere un valido aiuto per ottenere risultati migliori nel tempo.


La fisioterapia ha un ruolo primario nelle problematiche di dolore di origine prevalentemente meccanica e ha il compito di fare in modo che il distretto interessato ritorni ad un equilibrio funzionale e che la persona sia in grado, anche in presenza di alterazioni strutturali degenerative non modificabili, di sopportare il carico delle attività quotidiane.

Come interpretare il dolore:

Inoltre, la fisioterapia può essere un valido rimedio quando il dolore è causato da problemi muscolo-scheletrici e nella maggior parte dei casi può ridurre il dolore e migliorare la mobilità .

Ci sono alcune cose da tenere a mente quando si svolgono manovre con dolore ad esempio: che la tecnica o l’esercizio dopo aver riprodotto il dolore, in particolare se riconosciuto dal paziente come il suo sintomo  principale, deve cessare immediatamente dopo l’applicazione.

Questo è molto importante in quanto un perdurare di oltre uno due minuti dei sintomi riprodotti potrebbe indicarci che siamo di fronte a una situazione di irritazione che potrebbe portare a infiammare l’area trattata. Tra le varie serie è opportuno fare pause abbastanza lunghe (di media tra i 2 e i 5 minuti).

Quindi evitare sempre il dolore nel timore di causare danni al paziente potrebbe avere il limite di eseguire una terapia poco specifica.

Ma anche impedendoci di arrivare a trattare i tessuti responsabili del problema che, invece, devono essere coinvolti se vogliamo ottenere risultati migliori.

Dolore in fisioterapia: nemico da evitare?

Per gestire al meglio il paziente è necessario che un professionista esperto sia in grado di guidarlo cercando in ogni momento di dialogare con lui per fargli capire quello che vogliamo ottenere e chiaramente tranquilizzarlo se dovesse mal sopportare i sintomi.

Resta il fatto che ogni persona dovrebbe poter scegliere le tecniche da utilizzare e i limiti da rispettare, affinché la seduta di fisioterapia non diventi un momento di sofferenza inutile che potrebbe portarla ad abbandonare il percorso intrapreso.

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📚 Fonti scientifiche

Smith BE, Littlewood C, May S (2017).
Should exercises be painful in the management of chronic musculoskeletal pain? A systematic review and meta-analysis.
British Journal of Sports Medicine.
Revisione che dimostra come esercizi che provocano dolore lieve‑moderato siano sicuri e spesso più efficaci rispetto a esercizi completamente indolori nei pazienti con dolore persistente.

Saueressig T, Owen PJ, Diemer F, Zebisch J, Belavy DL (2021). Diagnostic Accuracy of Clusters of Pain Provocation Tests for Detecting Sacroiliac Joint Pain: Systematic Review With Meta-analysis. Mostra che i test di provocazione del dolore sono strumenti affidabili per identificare la fonte del dolore. La riproduzione controllata del dolore permette al fisioterapista di applicare trattamenti mirati e specifici, evitando interventi generici.

Cacchio A, Borra F, Severini G, et al. (2012). Reliability and validity of three pain provocation tests used for the diagnosis of chronic proximal hamstring tendinopathy. British Journal of Sports Medicine. Conferma che la riproduzione del dolore caratteristico tramite test specifici è un criterio diagnostico fondamentale, con ottima affidabilità tra diversi esaminatori.


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