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A 90 anni il dolore dovuto a cervicalgia e lombalgia non nasce mai davvero dal nulla: è quasi sempre il risultato di cambiamenti che si sono accumulati negli anni — nella mobilità, nella forza, nell’equilibrio, nelle abitudini quotidiane. Quando il corpo “protesta”, in realtà ci sta raccontando un percorso che è iniziato molto prima. Per chi ha superato i 90 anni, questi episodi possono diventare ostacoli alla quotidianità, alla sicurezza, all’autonomia.
Eppure la buona notizia è chiara: anche in età molto avanzata, si può migliorare con un approccio rispettoso, graduale e basato sulle evidenze.
Il dolore è un segnale
Molti anziani pensano che “alla mia età è normale avere male”.
La verità è diversa: il dolore è un messaggio, non sempre una condanna.
E ignorarlo porta spesso a muoversi meno, perdere forza, perdere equilibrio… e aumentare il rischio di cadute.
Dopo i 90 anni il mal di schiena non è sempre segno di una nuova patologia. Spesso nasce da cambiamenti fisiologici del sistema nervoso, dei muscoli e delle articolazioni. La soglia del dolore si abbassa, i tessuti diventano meno elastici e i sistemi che normalmente modulano la percezione del dolore funzionano con minore efficienza. Conoscere questi meccanismi ci permette di intervenire in modo più mirato e rassicurante.
La paura amplifica il dolore dopo i 90 anni è normale avere timore di muoversi quando qualcosa fa male. Ma la scienza ci dice che la paura aumenta la tensione muscolare, riduce la mobilità e peggiora il dolore. Per questo è fondamentale essere guidati, rassicurati e accompagnati nel movimento.
La prima cosa da fare è valutare bene: capire se il dolore è “meccanico”, come nell’ artrosi oppure dovuto a crolli vertebrali nelle osteoporosi gravi (i più frequenti), o se ci sono segnali che richiedono approfondimenti.
Nella maggior parte dei casi, non servono esami complessi: serve una buona visita medica che può essere fatta dal fisiatra, ortopedico oppure dal geriatra.
Cosa dice la scienza per chi ha più di 90 anni
Le linee guida internazionali (OMS, SIMFER, linee guida geriatriche) convergono su un punto:
👉 il trattamento migliore è quello che combina movimento, manualità dolce ed educazione.
Niente manipolazioni brusche.
Niente immobilità.
Niente farmaci pesanti se non strettamente necessari.
In pratica:
- Mobilizzazioni dolci per sciogliere rigidità e migliorare la circolazione.
- Esercizi semplici, adattati alla fragilità: piccoli movimenti, respirazione, equilibrio, cammino assistito.
- Calore (Tecar), massaggio leggero, TENS come supporto.
- Educazione: capire cosa succede riduce paura e tensione.
- Farmaci solo se servono su precrizione medica e sempre con cautela.
Il corpo, anche a 90 anni, risponde.
Magari più lentamente, ma risponde.
Il movimento per la cervicalgia e lombalgia è la vera medicina
Non serve solo “fare ginnastica”. È importante muoversi nel modo giusto, con brevi passeggiate o provando a fare qualche gradino, sempre in sicurezza, appoggiandosi alla ringhiera o usando un bastone. Non dimenticare mai che il movimento non deve peggiorare i sintomi e, se succede, fermarsi per qualche minuto prima di riprendere. Anche il semplice alzarsi e sedersi lentamente su una sedia è un valido movimento per allenare le gambe.
Un collo che non gira va accompagnato, non forzato.
Una schiena che fa male va rassicurata, non bloccata.
Un anziano che ha paura di cadere va guidato, non lasciato seduto.
Ogni piccolo miglioramento — alzarsi più facilmente, camminare più sicuri, dormire meglio — è un passo verso una vita più autonoma.
Esempi di esercizi da fare a casa:

Micro-azioni, ma potentissime.
Perché è così importante intervenire?
Perché il dolore non trattato porta a:
- meno movimento
- meno forza
- meno equilibrio
- più rischio di cadute
- più dipendenza dagli altri
E questo, per un grande anziano, significa perdere pezzi di libertà.
Intervenire non vuol dire “guarire la schiena”:
vuol dire proteggere la qualità della vita.
Un messaggio per i pazienti e le famiglie
A 90 anni non si cerca la perfezione.
Si cerca comfort, sicurezza, autonomia possibile.
E questo è raggiungibile.
Con un approccio rispettoso, personalizzato e basato sulle evidenze, la cervicalgia e la lombalgia non devono diventare una condanna: possono essere gestite, controllate, spesso migliorate.
Il corpo non smette mai di rispondere alla cura, anche due minuti al giorno, fatti con regolarità, cambiano la qualità della vita. Non serve intensità: serve continuità.
Mai.
Per approfondire:
OMS – WHO Guidelines on Physical Activity and Sedentary Behaviour (2020)




